Metodi alternativi per aiutare i ragazzi dislessici

Qualche giorno fa, attraverso una mia parente, una mamma con più di un bambino dislessico in famiglia ha letto i miei articoli, a prescindere che non condivide il mio modo di scrivere (ben accette anche i punti di vista altrui e le critiche ovvio) mi ha “criticato” il fatto di essere una mamma troppo ansiosa e di non dare la possibilità di far “crescere” il ragazzo con indipendenza in quanto troppo presente nella sua vita scolastica (e pensare che i professori mi hanno criticato esattamente per le motivazioni opposte….), mi ha consigliato di informarmi sul metodo chiamato ” Metodo Feuerstein“.

Questa mattina ho deciso di leggere qualche articolo, onestamente non sono in grado di parlarne in maniera approfondita, ma ovviamente sarà mia cura contattare la logopedista e la neuropsichiatra che seguono mio figlio, visto sono molto incuriosita da questo argomento, intanto, se riuscite a comprendere di cosa parla questo argomento, vi giro quanto ho trovato per lasciare a voi la scelta se potrebbe essere un argomento da approfondire:

Che cos’è il metodo Feuerstein

Non è errato presupporre che la scuola modifichi e potenzi, di per sé, le abilità cognitive degli individui. Ma lo fa in maniera caotica, turbolenta, quasi mai in modo tale che l’apparato formativo sia consapevole dei traguardi formativi raggiunti. L’approccio di Feuerstein è invece sistematico, e basato sulla teoria della Modificabilità Cognitiva. Tutti i metodi di insegnamento si basano in un modo più o meno esplicito sull’ipotesi di modificabilità dell’intelligenza umana. Ha senso insegnare qualcosa solo se è possibile alterare opportunamente le capacità di ragionamento di un individuo. Come conseguenza, se in un certo istante una persona non è in grado di compiere una determinata operazione, non possiamo escludere che in un istante successivo la stessa persona riesca dove in precedenza ha fallito. Affermazioni del tipo “non può imparare perché è troppo stupido” non possono essere accettate nell’ottica del metodo Feuerstein. A qualsiasi età e in qualsiasi condizione fisica o psicologica, è possibile plasmare le proprie abilità cognitive e migliorare la qualità dell’interazione con l’ambiente, come Feuerstein stesso e le sue scuole disseminate in tutto il mondo hanno dimostrato operando su centinaia di casi apparentemente “disperati”. La modificazione dell’individuo passa attraverso la mediazione, che può essere esperta o meno. Una madre esercita l’azione mediatrice sul bambino fin dalla nascita: sceglie gli stimoli adatti e li interpreta, li fa uscire dal contesto concreto, li trasforma in significati, in valori. Un mediatore esperto non fa altro che applicare gli stessi principi della mediazione in maniera consapevole, disponendo tra l’altro di uno strumento cartaceo, il P.A.S. (Programma di Arricchimento Strumentale), un contesto strutturato alternativo agli stimoli ambientali e ai contenuti scolastici. Feuerstein riduce tutti i casi di mancata efficacia dell’azione formativa della scuola (oltre che, più in generale, del “debito formativo” dell’individuo) alla carenza di esperienze di apprendimento mediato, superando tutti i particolari casi di deficit ambientali o genetici di ciascun individuo.
Per l’applicazione corretta del metodo bisogna rispettare rigorosamente tre vincoli: – il tempo di esposizione ad esperienze di apprendimento mediato deve essere sufficientemente lungo, – il formatore deve applicare correttamente il metodo. – Deve esistere uncontesto adeguato che riponga fiducia e interesse nell’intervento, sia pronto a recepire le aspettative create nel rapporto allievo-mediatore e a riconoscere e valorizzare i cambiamenti ottenuti nell’allievo. Dei tre vincoli, quello più difficile da rispettare è il secondo. Se i formatori non sono in grado di proporre correttamente le esperienze di apprendimento mediato, il metodo non può che fallire. Ad esempio, un’applicazione meccanica delle schede del PAS riduce il metodo ad una serie di esercizi più o meno complicati che non riescono ad alterare cognitivamente l’allievo. Altri insuccessi si sono avuti quando l’applicazione del metodo non ha tenuto conto dei vincoli sociali a cui erano sottoposti i discenti. L’individuo che viene modificato cognitivamente, deve essere inserito in un ambiente in grado di accettare e di promuovere le sue nuove capacità. Si è verificato ad esempio che per poter avere dei buoni risultati all’interno di un’azienda, il metodo deve essere applicato prima sulla classe dirigente e poi sugli operai e non viceversa. Anche la mancanza del terzo requisito è causa di fallimenti della metodologia. Il programma di Feuerstein non può avere successo in un consiglio di classe dove regni l’indifferenza verso l’iniziativa, dove vi sia la resistenza a mettersi in discussione, considerando il comportamento dell’allievo come unica causa dell’insuccesso. I primi ad accorgersene, in tale contesto, sono proprio gli studenti, che rileveranno un’incoerenza tra l’attenzione ai processi mentali delle lezioni PAS e la noncuranza verso tali problematiche sperimentata nelle discipline “normali”.

Ovviamente questo tipo di metodo immagino si possa apprendere in strutture prevalentemente private e per tanto non possono essere uno strumento utilizzabile da tutti, io per prima non potrei permettermi lezioni private di questo genere, ma visto che me ne hanno parlato e che sono  giustamente interessata, ho intenzione di raccogliere tutto il materiale possibile per capire meglio in cosa consiste, ovviamente sarà mia cura , una volta compreso esattamente di cosa parla, girarvi con mie parole quanto ho appreso.

Vi auguro una felice giornata

Sonia

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